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<< Indietro - Home - Vecchi spalti - 28 Febbraio 2013 alle 11:08

Politica...e squalifica...

orologio sportivo

La notizia della squalifica del campo in coppa “Uefa” o meglio di fare giocare la Lazio a porte chiuse ,è il punto piu’ alto per far capire a tutti(o quasi) il potere dei media. Saluti Romani, ululati razzisti, delegati uefa che come agenti della “STASI” fanno un “proprio” resoconto” con immagini e audio, tutto consegnato agli organi della UEFA, ente “dittatoriale” del mondo "pallonaro" europeo. Laziali e politica ; una storia lunghissima che parte tantissimi anni fa, dalla nascita del tifo organizzato giovanile e anche prima tramite dirigenti o presidenti del dopoguerra con simpatie politiche. Nella stagione 1961/62 arrivo’ un nuovo presidente, Ernesto Brivio “l’ultima raffica di Salò” il suo sopranome, duro’ pochissimo, neanche sei mesi, ma già in quel periodo i giornalisti si “scatenarono” non tanto sulla situazione societaria, ma sul personaggio che salutava quasi romanamente il pubblico biancoceleste. Nonostante questa persona era stato presidente per solo cinque sei mesi, puntualmente i giornalisti lo ricordavano tramite i loro “articoli” per moltissimi anni. I Laziali sono fascisti; sembra uno slogan, invece è una “etichetta” che ci hanno sempre “cucito” addosso. Negli anni 70 con l’avvento del tifo organizzato giovanile, anche qui i giornalisti “puntualizzavano” tutto, dal “foulard” nero che qualche giovane tifoso portava al collo, fino ai nomi dei primi gruppi ultras giovanili, cioè Folgore, nome ripreso dalla brigata dei paracadutisti dell’esercito italiano, considerati “fascisti” da tantissime persone. Nel 1975 cambiando lo striscione Ultras , disegnando dopo le prime tre lettere un teschio con un basco riprendolo dalla “brigata paracadutisti” continua la storia dei “laziali e politica”. Avendo vissuto direttamente quegli anni non posso negare che le persone che organizzavano il tifo avevano ideali e simpatie verso il passato. Come scritto sto’ raccontando di tantissimi anni fa, dove l’ideale il pensiero politico era il primo punto della propria vita giovanile e non , e lo stadio essendo il contenitore della società trovavi slogan ,striscioni e  cori ripresi dalle manifestazioni politiche. Questo accadeva non solo da una parte “politica” ma da tutte e due le parti, oggi “banalmente” chiamate destra e sinistra, ieri chiamate  dall’aggettivo “camerata” o“compagno”. Anni difficili per determinati ideali, dove dovevi stare attento a non passare in certe zone, la nostra urbe era divisa in quartieri colorati di nero o di rosso. Lo stadio, la curva, dove tantissimi ragazzi andavano per sostenere undici persone che calciavano un pallone, diventava anche il punto di incontro e di racconto su quello che accadeva durante la settimana. Altre generazioni, anni lontani, ma nella curva laziale le “simpatie” verso un colore sono state sempre “storicamente” di una sola gradazione,colpa di quei tempi ma certo non era "politica" come dicevano ed etichettavano. Vedevi gli altri tifosi , che sostenevano altre squadre, con simboli non della propria squadra, ma con colori che vedevi durante la settimana nelle vie e  piazze. Slogan politici, e tu tifoso della Lazio, magari neanche “politicamente” molto deciso, andando in trasferta e sentendo slogan non solo contro la tua squadra, ma anche contro una altra idea politica, ovviamente e anche “incosciamente” rispondevi con il contrario. Questo breve “ricordo” storico , serve per far capire a tutti e soprattutto a chi ha “etichettato” una tifoseria che la colpa di certi atteggiamenti sono dipesi dalla cosidetta “comunicazione” faziosa e politica. Allo stadio in curva non si è mai fatta politica, chi raccontava (e racconta)scrivendo con mani piene di “faziosità” faceva e fa tuttora politica. Saluti romani e ululati; potrei tornare addirittura alla fine degli anni settanta, con queste “etichette”. Dopo il derby dove perse la vita Vincenzo Paparelli, cercarono sempre questi media “faziosi” di dare la colpa alla nostra tifoseria, per striscioni con riferimenti politici, o per il grido Lazio Lazio accompagnato da un braccio con mano aperta. Se poi in altre parti della nostra penisola, il coro della propria squadra era “accompagnato” da una braccio con pugno chiuso, o con il simbolo di una pistola, tutto era normale. Etichetta ben “cucita” per quei tempi lontani, che con il passar degli anni “scucivano” o “ricucivano” per qualsiasi “evento” sulla nostra tifoseria, dallo striscione, alla trasferta, al tafferuglio…insomma a loro modo e piacere. Bandiere con simboli politici, portate da persone che magari non sanno che per quei simboli, tanti ragazzi hanno perso la vita, da una parte e dall’altra, il meccanismo costruito e soprattutto “acceso” dalla comunicazione aveva fatto effetto. Nessuno mai di queste persone, ha cercato di raccontare il “fenomeno” dando spiegazioni o risoluzioni, erano e sono piu’ concentrati sulla loro “carriera” che su fenomeni giovanili… purtroppo è che che questa storia dura da quaranta anni…e la tristezza di sentire o leggere sempre le stesse cose è tanta. Gli anni degli ideali sono finiti, ma non quelli della politica, se una persona “politica” cerca voti o simpatie, molte volte si “butta” dentro lo stadio, promettendo tutto e niente, autodichiarandosi “tifosissimo” per catturare qualcosa…purtroppo nella nostra storia di tifoseria, tante persone hanno cercato o cercano di “sfruttare” il pensiero pulito e leale di chi và allo stadio per sostenere una squadra di calcio o il proprio modo di essere. La colpa è “storica” non è del ragazzino che fa un saluto politico o ululati, il calcio e il suo contorno è un obiettivo “facile” per fare audience, per gestire e soprattutto dare “etichette” a i soliti tifosi, considerati come “imbecilli” da chi fa veramente “politica” e di chi la serve cioè la comunicazione.

La partita a “porte chiuse” serve a queste persone, serve alla televisione a pagamento, serve al “potere” dittatoriale della UEFA, e il “problema” è presto risolto…….un saluto nostalgico o un ululato, squalifica e tifoso “politico”…scusate siamo nell’anno 2013 “razzista” è il termine nuovo di questi grandi  “sapienti”.

Antonio Grinta 2013