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<< Indietro - Home - Vecchi spalti - 28 Maggio 2013 alle 19:35

Una Coppa ed un vecchio muretto

Domenica pomeriggio mentre stavamo aspettando il fatidico fischio d’inizio un vecchio tifoso della SS Lazio mi ha detto che la partita che si sarebbe tra breve giocata si poteva solo paragonare, per intensità e per il pathos, alla famosa partita contro il Lanerossi Vicenza e ai due spareggi di Napoli.

Forse aveva ragione, forse no, non è facile dirlo con sicurezza. E’ certo però che la finale che si è giocata domenica, è stata una delle partite che i tifosi Laziali hanno  atteso con maggiore trepidazione. Il perché è facile da intuire.

In tanti la notte prima della partita hanno dormito poco e male, si sono svegliati presto ed hanno cercato ( invano ) di ingannare l’attesa.

Nonostante l’appuntamento fosse alle 14 davanti al solito cancello, come ogni domenica in cui la Lazio scende in campo tra le mura amiche, sono partito da casa, con un vecchio amico sceso a Roma appositamente da Torino per l’occasione, molto prima, anche perché di mangiare qualcosa, nessuno di noi ne aveva voglia, anzi lo stomaco era chiuso più che mai. Inutile dire e pensare che nella vita ci sono tanti problemi, molti ancora da risolvere. Non serviva a niente.

Abbiamo attraversato una tangenziale stranamente deserta e silenziosa, sembrava quasi che tutta la città, con i suoi monumenti, le sue vie e le sue piazze fosse anche lei in muta e trepidante attesa della partita che l’avrebbe vista protagonista. 

Arriviamo e riesco a posteggiare nello stesso posto dove lascai la macchina, in occasione del derby deciso da Klose a tempo scaduto. Sarà un caso, ma chissà ? Però sorridiamo.

 Raggiungiamo gli altri ragazzi del Sodalizio e si inizia a parlare di tutto, tranne che della partita.

Il cancello giallo ci attende silenzioso anche lui.  Lo guardiamo con trepidazione. Siamo in tanti come sempre. Ci sono anche dei ragazzi, tifosi Laziali, arrivati da altre città italiane e qualcuno addirittura dall’Inghilterra. Come vediamo aprirsi i cancelli, entriamo, velocemente, perché pensiamo che finalmente ci siamo.  

Magicamente appena entriamo in quella Tribuna che abbiamo colorato da tanti anni, la tensione magicamente passa, sparisce. Forse sarà che avere al tuo fianco tanti vecchi tifosi della SS Lazio, che conosci da trent’anni ti mette di buon umore facendoti pensare che niente di brutto potrà accadere, che i funesti presagi di tanta stampa saranno fugati, si scioglieranno presto come neve al sole.  Quello che dicono i tifosi dei nostri avversari non ci interessa, li conosciamo dai tempi della vittoria del Liverpool in una calda estate del maggio del 1984 ! Loro sono sempre convinti di vincere…..

Al fischio d’inizio siamo tutti in piedi, sul vecchio muretto della Tevere dove tanti anni fa, fu posizionato per la prima volta lo striscione dei Veterani. Era un derby meno importante per il risultato che sarebbe maturato sul campo, ma fondamentale per tanti altri motivi.

Quel vecchio striscione c’era anche ieri a guardia dei vecchi lastroni di marmo della Tribuna Tevere, spostato un po’ più sotto, perché sul vecchio muretto, dove fu posizionato quel lontano derby di tanti anni fa, c’era uno striscione che ricordava Goffredo. Un piccolo tributo per un grande tifoso.

Quanto avremmo voluto che ci fosse anche lui con noi, ma c’era tanti, tantissimi suoi e nostri vecchi amici. Un salto nel passato, sembrava di essere ad un Lazio-Atalanta del 1980.

Partono sul terreno di gioco, noi siamo in piedi sul vecchio muretto, bandiere al vento, l’odore dei vecchi fumogeni blu. “ Mi sembra di essere tornato a casa” mi dice il mio amico di Torino, lo penso anch’io, lo pensiamo tutti.

Il nostro vecchio muretto.  I minuti passano pesanti come massi, cerco l’orologio a bordo campo, poi mi accorgo che è sul tabellone, come negli anni ottanta, bene !

La Lazio lotta, corre e ruggisce, come i suoi tifosi.  Finisce il primo tempo, a rete bianche. Nell’intervallo solito caffè e soliti commenti. Siamo fiduciosi, i biancocelesti stanno giocando meglio dei loro spauriti avversari.

Inizia il secondo tempo ed ancora bandiere e fumogeni colorano il vecchio muretto della Tevere.  La Lazio lotta, corre e ruggisce come prima, niente è cambiato.  Sembra di essere tornati negli anni ottanta. Ardore in  campo, fumogeni e bandiere in gradinata.

La Lazio passa in vantaggio,  mi trovo in mezzo ad un mare di gente che salta che si abbraccia, sopra il vecchio muretto, sulle seggiole, sembriamo tutti impazziti. Siamo contenti perché ancora una volta il vecchio muretto, come negli anni ottanta, ha fatto la sua parte.

Non mi ricordo molto altro fino al fischio finale, cantai, smania, imprecai. Poi arrivò il fischio finale e la gente sul vecchio muretto impazzi ancora di più. Saltammo come pazzi, forse anche le fondamenta ne avranno risentito.

Qualcuno si china e bacia il vecchio muretto, silenzioso e fedele amico di tante partite.

Amo la Lazio, amo questo vecchio muretto. Ero contento di essere lì sopra, ne ero orgoglioso. Ero sopra quel muretto a vedere la nostra Lazio umiliare i tifosi avversari costringendoli ad uscire prima, ed era una cosa meravigliosa. 

Ben Sherman