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<< Indietro - Home - Tribuna Tevere il Sodalizio - 22 Gennaio 2015 alle 13:28

Cosa e' per noi quella maglia con l'aquila stilizzata

La maglia con l’aquila stilizzata sul petto. La indossò la SS Lazio in due stagioni, erano due campionati in cui militavamo nella serie cadetta. Due annate belle e difficili, come lo erano quei campi in cui vedemmo giocare quell’ indomita casacca. Difficili perché qualche stadio in cui giocammo aveva la curva fatta di pochi grigi e tristi gradoni, ma belli perché quella era l’atmosfera del nostro calcio, del nostro tifo, del nostro mondo.

Furono due campionati terminati con due successi, il primo con la promozione in Serie A ed il secondo con una salvezza ottenuta con i denti e con il cuore, nell’ostile città di Napoli.

A ripensarci oggi sembra di vedere un lungo film, fatto di tante immagini che evocano ricordi indelebili. Ricordi di una SS Lazio che marciava compatta all’unisono, spalla a spalla. Erano anche gli anni della nostra gioventù, del liceo, delle trasferte in pullman, delle torce e dei fumogeni allo stadio.

Quella maglia è la rete di D’Amico all’89’ contro il Milan che ci regalò il pareggio in uno stadio stracolmo, è la favolosa rete di Bruno Giordano in quel di Catania in una fredda domenica di gennaio, sono le braccia alzate al cielo di Cava di Tirreni dei giocatori biancocelesti che festeggiano una promozione, è l’unica rete con la nostra maglia di Schillaci a Cagliari che ci regalò un importante vittoria in una difficile fase della stagione, è la leggendaria rete di Fiorini al Lanerossi Vicenza ed un boato liberatorio, che non si è mai più sentito, è il cross di Piscedda che permette a Poli di segnare di testa, nella cupa città di Napoli.

Quella maglia è tutto questo ma molto altro ancora. Sono momenti vissuti in curva con gli amici di una vita, sono fumogeni celesti comprati all’Anagnina, sono le torce che si trovavano sui treni, è la vecchia sciarpa degli Eagles’ Supporters che ancora conserviamo a casa, è Goffredo sul muretto dei Viking, è uno striscione con i caratteri gotici.

Sono tutte cose che non c’entrano niente con questa Lazio lotitiana.

Quella casacca è un affetto personale, che abbiamo custodito per anni, come una vecchia lettera di una fidanzata, una vecchia foto che ritrae tuo padre da giovane, un biglietto d’auguri per i tuoi diciotto anni, una sciarpa granata che avevi avuto in regalo a Torino, il vecchio zuccotto della Ciesse.

Quella casacca ora è diventata una nuova speculazione commerciale, fatta da una società che si è sempre dimenticata della nostra storia, della nostra tifoseria, dei nostri calciatori. Da Bob Lovati, a Gabriele Sandri, ai tifosi di Varsavia.

Ci piange il cuore …