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<< Indietro - Home - Calcio che passione - 27 Febbraio 2015 alle 08:11

Il modello tedesco, un modello che nessuno prende in considerazione

I tifosi più appassionati della curva del Bayern Munchen hanno rilasciato, poco tempo fa, un’interessante intervista ad un quotidiano sportivo e alcune cose che hanno detto (di cui noi abbiamo parlato diffusamente sia su questo sito che a Radio Sodalizio-Vecchi Spalti) dovrebbero far pensare e riflettere, soprattutto quelli che gestiscono il nostro moribondo calcio.

Qui, sono anni, in cui i tifosi più appassionati vengono considerati come la causa di tutti i mali del nostro calcio, glissando sempre però sui vari scandali che hanno colpito i vari presidenti e dirigenti di tutte le nostre  categorie calcistiche,  cosa che stride con quanto accade nella vicina Germania dove, come asseriscono anche i tifosi appassionati del Bayern Munchen : “Sta crescendo ovunque il numero di tifosi nelle curve. Come del resto anche il numero di persone che frequenta gli stadi. Per noi questo è merito sia dell‘attratività delle partite che del fascino garantito dal tifo e dalle curve, caratterizzate dai posti in piedi “. Perché negli stadi tedeschi esistono già da anni dei settori “ in piedi”, dove i tifosi appassionati ne sono i responsabili. Questo non può che portare dei benefici, è talmente ovvio, che non si capisce perché nel nostro paese nessuno (tranne pochissimi) ne parli infatti: “Alcune squadre dal passato glorioso, che ora giocano nelle leghe minori, riscontrano un aumento di persone nelle rispettive curve, piuttosto che in altri settori dello stadio. Le curve stanno mantenendo vive queste società”. Qui da noi gli stadi del massimo campionato sono quasi sempre semideserti, mentre quelli delle serie minori sono quasi sempre vuoti … ma nessuno se ne preoccupa, troppo interessati ai soli diritti televisivi.

In Germania invece i tifosi più appassionati vengono considerati come una risorsa, da noi invece solo un male da estirpare senza pietà. Come un’erba gramigna.

Le trasferte poi in Germania non sono limitate, anche se la Federcalcio tedesca ha provato a farlo con qualcuna considerata maggiormente pericolosa.  I gruppi appassionati delle curve tedesche però sono riusciti, unendosi tra di loro, ad aggirare questo ostacolo e far recedere la loro federazione da questo intento, ecco cosa raccontano infatti i tifosi della Curva del Bayern Munchen : “Raramente è stato vietato ai tifosi di andare in trasferta. E‘ accaduto, ad esempio, per la partita St. Pauli – Hansa Rostock. In quell‘occasione i tifosi dell‘Hansa organizzarono una grande manifestazione ad Amburgo, il giorno della partita. Anche le tifoserie di Francoforte e Dresda hanno subito questi divieti. Tuttavia, con la collaborazione dei gruppi rivali delle tifoserie casalinghe, sono riusciti ad ottenere i biglietti e ad assistere in ogni caso alle gare. In tal modo, assodato che queste punizioni non ottenevano il risultato auspicato, dato che i tifosi non restavano a casa, il DFB ha annunciato di abolire la sanzione dei divieti di trasferta. Una vittoria per i tifosi. Una vittoria per il calcio”.

Come hanno sottolineato si tratta soprattutto di una vittoria anche per il calcio perché è palese che assistere ad una partita in uno stadio vuoto e silenzioso è davvero un’altra cosa, rispetto a dove ancora c’è passione e rumore.

Ovviamente l’aspetto comunitario, di un settore, di uno stadio, di una tifoseria è l’aspetto più importante da salvaguardare e da tutelare, sempre e comunque. Perché ai tifosi appassionati, dei bilanci, del calcio mercato, delle cose di facciata, poco o nulla importa. Per loro la loro squadra è una parte integrante della loro vita, della loro storia personale. Chi non lo capisce e non lo capirà, mai potrà fare qualcosa di buono.  “Bisogna capire che gli stadi sono uno spazio sociale, luogo di aggregazione dove le persone perseguono una loro passione, celebrano la loro comunità e rappresentano i loro colori. Negli stadi si creano identità, si festeggiano trionfi e si piangono sconfitte. In questi luoghi viene sospesa la coazione di adattarsi ad un mondo di vita economizzato ed entra in scena il calcio.”.

Niente altro da aggiungere !

Ben Sherman