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<< Indietro - Home - Il regista - 26 Novembre 2015 alle 12:25

Calciatori maledetti: Tony Adams

Quando all’epoca dei mondiali di italia ’90 mi innamorai anche della nazionale irlandese di calcio che andava sommata all’indipendentismo irlandese, ai Pogues , ai paesaggi meravigliosi … una delle cause che
fece scattare questo colpo di fulmine non fu proprio uno dei migliori piazzamenti ottenuti dai verdi nella loro storia come scoprii piùtardi ma il fatto che dopo il match contro l’Italia per le interviste del dopo partita i calciatori oltre ad essere ancora in casacca avevano delle pinte di guinness in mano.

Questo connubio alcool e calcio, in seguito notai, che era molto frequente ovviamente anche tra i tifosi che prima del match sono soliti farsi più pinte in un pub o ritrovarsi in settimana sempre davanti a
una pinta a parlare di calcio e hooliganismo.

Molte le coreografie con gonfiabili a forma di pinte o boccali o la bottiglia di whisky degli scozzesi esposta molti anni addietro o purtroppo le varie piazze di ritrovo per i tifosi in trasferta che dopo il loro passaggio hanno lasciato laghi di latte e bottiglie d’alcool e con qualche sfregio a monumenti di inestimabile valore.

Molti sono stati i calciatori che hanno fatto del loro stile di vita sesso alcool e rock n roll tra i primi George Best il grandissimo nordirlandese che tra un meraviglia e l’altra in campo fuori consumava fiumi di champagne tanto da indurlo a trapianti di fegato e alla povertà tanto da doversi vendere anche i palloni d’oro conquistati fino al triste epilogo nei primi dei 2000 quando il genio ci lasciò ricordandoci di stare lontani dall’alcool così come un altro genio Gazza Gascoigne ridotto a uno straccio e ricoveri e ricadute continui.

Sempre in Inghilterra la leggenda di Tony Adams raccontata anche nel suo  libro  da cui prenderò alcune notizie la leggenda di Tony Adams calciatore bevitore  ci sono due occhi blu notte, notte fonda, gli occhi e la notte di Tony Adams: ma con quegli occhi ha saputo guardare la notte, e la sua notte è finita. Tony "Tone" Adams è un uomo grattacielo, naso da pugile, gambe da giraffa, orecchie come bistecche. I tifosi nemici per
canzonarlo gli fanno il verso dell'asino, ma quel raglio da sempre gli dà forza ("Asino", comunque, è il suo soprannome). Lui è uno stopper, è il capitano della nazionale inglese, è il simbolo dell'Arsenal, tutte parole e cose che per Tone erano affogate in una pinta di birra, anzi tre: "La dose che mi serviva per dimenticare".
Tone l'ha scritta, la sua storia, in un libro splendido e terribile,un libro odissea, Fuori gioco, la mia vita con l'alcol (Baldini&Castoldi), senza ipocrisia, con dignità e coraggio. La storia del campione alcolista, del giocatore ubriaco e in galera, del gigante che rivelò ai compagni "sono un bevitore cronico, ne voglio uscire,
rispettatemi", del padre fallito, del marito abbandonato, del rottame umano. Ma c'è sempre l'uomo dello specchio, a saperlo ascoltare. E l'uomo dello specchio non mente mai.

L'uomo dello specchio compare a pagina 284 sotto forma di poesia. "Se il mondo ti ripaga nella lotta per il successo e ti fa re per un giorno, vai e guardati allo specchio, e chiedi all'uomo che vedi il suo parere". Per Tone, non dev'essere stato un gran parere. Erano, "a Dio piacendo, le ore 17 di venerdì 16 agosto 1996: il mio ultimo goccio di alcol". Il libro è venuto dopo, e ce n'è voluto di fegato per dire tutto, per navigare dentro un decennio di sbronze. Il fegato di svelare che dopo la semifinale dell'Europeo '96 contro i tedeschi, persa ai rigori, è stata tutta una bevuta cominciando negli spogliatoi ("A forza di lattine di Carling Black Label") e proseguita sul pullman, in albergo, nella notte e il giorno dopo, nel deserto della mattina in ritiro, l'hotel vuoto e Tony con la sua pinta in mano.

"Bevevo per festeggiare i successi e per smaltire le delusioni, dunque bevevo sempre". Una droga, un doping esistenziale per reggere il ruolo, per darsi forza: "Il mio valore come persona era in ciò che
facevo, non in ciò che ero" e in questa frase c'è tutto il dramma del campione immerso nella falsità, nel circo di plastica che pretende prestazioni, record, trionfi e in qualche modo bisogna tenersi su, e
mai mostrarsi deboli, deboli mai.

Tony racconta di quando rimbalzava da un pub all'altro e sapeva a memoria i turni dei tipografi, degli idraulici, dei muratori, di tutti quelli che riuscivano a fermarsi al secondo boccale e lui invece no.

La moglie Jane si stava disintossicando dalla droga e Tony si sentiva superiore, "invece ero più tossico di lei". Tre figli quasi dimenticati, gli infortuni da superare col bisturi e la bottiglia, la vergogna, la fatica di nascondere questa vita sempre più barcollante. "Ricordo le otto settimane nel carcere di Chelmsford per guida in stato di ubriachezza, con l'incidente a 120 all'ora senza neppure accorgermene, la rovinosa caduta dalle scale di un night che mi aveva lasciato una ferita di 29 punti in testa, un conto da 5.800 sterline in un night, la pipì a letto". Tony racconta di quando prese una ragazza per una notte d'amore senza amore, le bottigliette del minibar a terra e solo un pensiero in testa, bere ancora, bere ancora. Poi le lacrime, la solitudine, una canzone (Black Coffee in Bed degli Squeeze) ascoltata a letto come in un delirio e ancora piangere e sudare fino a perdere litri, e con quell'espulsione era come se uscisse fuori la vita di prima, "il passato che è come un paese straniero".

Da quel paese Tony Adams è scappato da uomo, non da super eroe, aiutato da un amico che si chiama Steve Jacobs e che già aveva guidato Paul Merson, compagno di Adams, fuori dall'incubo della droga e del bicchiere. "Alla prima riunione degli Alcolisti Anonimi dissi "mi chiamo Tony e sono un bevitore", poi tutto è stato naturale". Uscire non solo dall'alcol ma dall'ipocrisia: "Non sono più il calciatore Tony Adams ma il signor Tony Adams che gioca a calcio, suona il piano, fa il padre e vive".

Ora non è più il tempo in cui Tone si imbottiva di sacchetti della spesa per sudare marcio e perdere i chili "da birra", eppure lui non si sente un salvato in eterno: "Nessun alcolista lo è mai, l'importante è non ricominciare perché per noi un bicchiere è troppo e cento non sono niente". Gli arrivano moltissime lettere di persone che vogliono uscirne, e Adams risponde a tutti. La leggenda dello stopper bevitore è un viaggio di dolore e risalita, lui dice di sentirsi come il pilone di un ponte che non fa niente di straordinario, semplicemente sta lì e resiste. Ma c'è anche tanto sport sbagliato in questa vicenda, c'è il dovere di essere e l'angoscia di non poter essere, e allora si beve. Per non avere vinto abbastanza, o per avere vinto troppo si può anche prosciugare una bottiglia di grappa alla pesca, e nello stesso modo si può imparare a disegnare i personaggi di Walt Disney per i propri figli dal fondo di una cella, spalancata e richiusa proprio da quella bottiglia di grappa. Ma dal centro della sua difesa, adesso il vecchio Tony respinge.

Gianluca Dileo (grazie a Christian per alcune dritte)