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<< Indietro - Home - Polisportiva S.S. Lazio - 26 Aprile 2016 alle 13:25

Parole in biancoceleste: Giorgio Regni

- Come e quando sei diventato della Lazio?

Da sempre, grazie a mio padre grande tifoso.

- Tre cose che ti vengono in mente quando pensi alla S.S. Lazio?

Per primo mi viene in mente mio padre e andare allo stadio con lui. Ci ha lasciato nel 1987 e quindi per me pensare allo stadio è pensare a lui. Poi gli anni bui, le retrocessioni, le trasferte impossibili eppure non mancava mai l’amore dei tifosi verso la squadra.

       - Gli anni vissuti in Curva Nord, che ricordi hai?

Uno stadio che era una famiglia. Ci si conosceva tutti. Abitavo ai Parioli, ci si vedeva la mattina a piazza Santiago del Cile, si andava all’Olimpico a piedi, panino dal Trentino e poi si aspettava l’apertura dei cancelli.

- Hai una sciarpa a cui sei particolarmente affezionato?

Nella storia ne ho scambiate diverse e ne ho una bella collezione. Ognuna ha un ricordo. Ad esempio ho una bandiera della Cavese scambiata dopo il nostro ritorno in serie A nel 1983. Era un bandierone che ho poi diviso con altri Eagles’ Supporters sul pullman al ritorno che avevano lanciato le loro sciarpe agli avversari e non avevano un ricordo di quella festa promozione.

     - La trasferta più bella?

Come emozione non posso dirti altro che gli spareggi a Napoli.

- Le scenografia più bella che ricordi della Curva Nord?

Sono troppe, quelle dei derby sono state spesso veri capolavori.

- Tre calciatori simbolo nella lunga storia della S.S. Lazio?

Sarebbero troppi, ma se ne vuoi solo tre che hanno fatto la storia direi: Lovati, Chinaglia e Simeone.

         - La partita della S.S. Lazio che ricordi con maggior affetto?

Lo scudetto del 74. Ricordo ogni momento di quella giornata, da quando mi sono alzato alla sera.

 - La maglia più bella nella storia della S.S. Lazio?

Quella con il primo scudetto cucito sopra.

        - Da tifoso ad allenatore, cosa significa indossare la maglia della S.S. Lazio?

E’ un valore aggiunto. Ovviamente si tifa sempre per la squadra in cui si milita, però quando guardi quel simbolo che hai sul petto, dai sicuro qualcosa di più.

        - Tecnico vincente con le giovanili della S.S. Lazio c5 femminile, ti ispiri a qualche allenatore?  

Per restare a questi ultimi anni direi che David Calabria è stato l’allenatore che mi ha aiutato a fare il salto di qualità dal punto di vista tattico. Quest’anno con Chilelli sto conoscendo la gestione del gruppo con professionalità.

- Hai vinto scudetti e coppe, quale è stata la vittoria più bella?

La vittoria più bella è sempre la prossima. La voglia di vincere non deve mai mancare. Il primo scudetto ha quel sapore in più, però poi hai già voglia di vincere un altro e poi ancora.

          - La più grande soddisfazione professionale?

Vedere una giocatrice scoperta e cresciuta da me esordire in prima squadra.

           -Questo è un sito di tifosi Laziali, cosa vuoi dirgli?

La Lazialità è solo nostra e nessuno mai ce la toglierà!