Attenzione!Il tuo browser non rispetta gli standard richiesti da www.sodaliziolazio.com.

È neccessario aggiornare il browser.

<< Indietro - Home - Calcio d'angolo - 29 Settembre 2016 alle 12:57

Quando parlano gli striscioni

L’ascoli è una grande provinciale che deve le sue fortune calcistiche soprattutto a Costantino Rozzi il loro grande presidente, che ha fatto si che questa bella cittadina di 50.000 abitanti arrivasse a giocare in Serie A insieme alle grandi compagini di tutti i tempi e, a volte, avendo anche la meglio su di esse.

La sua tifoseria è storica molti gruppi si sono avvicendati nella curva picena dal Settembre Bianconero agli Ultras 1898 odierni; sono una curva molto attiva sia per calore che per colore e soprattutto è presente nei momenti di difficoltà della città picena come abbiamo avuto di sapere, poche settimane fa, quando si sono prodigati con gli aiuti alle popolazione colpite dal causa che ha devastato il centro italia. Oggi vorrei mettere in risalto il pensiero espresso sugli striscioni il mezzo, ancora oggi, più efficace per quanto riguarda la visibilità da parte degli ultras perché viene spesso letto dai presenti e molte volte inquadrato anche dalle tv.

In quest’ultimo periodo il pensiero dei piceni come in molte altre curve italiane ed europee è rivolto al calcio moderno e alla repressione. Un primo esempio era lo striscione fisso appeso sotto la curva che in occasione di ogni partita casalinga era facile notare: “tolleranza zero al calcio moderno”. O come “contro il sistema non vi sarà resa non fermerete gli ultras”.

Espressero la loro anche contro la B al sabato: “chi ci crede vinti si sbaglia contro la B al sabato daremo battaglia”. E si accaniscono giustamente contro gli uomini del palazzo con il simpatico “Carraro game over”, o “cambiamenti nel calcio malato?, Con un ladro in lega niente è cambiato”.

Si nota anche lo striscione per Paolo di Canio: “libertà di saluto onore al camerata Di Canio”.

Questi sono solo alcuni esempi di una curva di una piccola città ma con grande mentalità.

Gianluca Dileo