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<< Indietro - Home - Moviola - 28 Febbraio 2017 alle 13:43

In diecimila per Chinaglia!

Sugli spalti dello Stadio Flaminio dove la Lazio ha incontrato la Romulea affermandosi per 7-1 c’erano quasi diecimila persone con striscioni e bandiere biancocelesti. E’ stato il saluto ufficiale dei tifosi al proprio beniamino”.

Così scriveva un quotidiano nazionale un venerdì del lontano settembre 1975. Il giorno prima tantissimi tifosi si erano recati allo Stadio Flaminio, due i motivi principali: salutare il ritorno di Giorgio Chianaglia dagli Stati Uniti e vedere Tommaso Maestrelli che sembrava migliorare dalla malattia, seduto sulle gradinate del vecchio stadio.

C’ero andato pure io, mio padre era riuscito ad avere un permesso al lavoro, subito si era precipitato a casa a prendermi e insieme eravamo partiti destinazione Flaminio, dove un tempo, a pochi passi, sorgeva il Campo della Rondinella.

A quei tempi il traffico era meno caotico di oggi e di giovedì all’ora di pranzo eravamo in pochi ad attraversare l’Urbe. Con l’approssimarsi dello stadio incontravamo altre macchine che avevano in bella mostra sciarpe e bandiere biancocelesti. Posteggiare fu semplice anche se i tifosi erano accorsi in buon numero. Una volta saliti sulla tribuna coperta, a quei tempi abituati a stadi scoperti sembrava quasi una delle sette meraviglie del mondo antico, scoprimmo che tanti Laziali avevano avuto la nostra idea: avevano lasciato il loro fare quotidiano ed erano andati a salutare gli eroi del 1974 e i nuovi arrivati con la casacca con i colori del cielo.

Su quegli spalti erano tantissimi i tifosi biancocelesti. Io abituato alla Tribuna Tevere Non Numerata, potevo finalmente vedere i miei beniamini da vicino, senza quella fastidiosa e per me inutile pista d’atletica. Riuscimmo però a trovare posto nelle prima file, quelle con le ringhiere verdi che sono vicinissime al campo. Al centro della Tribuna sedeva Tommaso Maestrelli e i tifosi piano piano si avvicinavano, attenti a non disturbarlo, gli facevano gli auguri, lui rispondeva a tutti con la stessa pazienza che ci metteva quando era alle prese con il suo numero nove, con quel ragazzone che era diventato quasi un altro figlio da accudire con tenerezza.

Era un sogno: Maestrelli che vedeva la partita vicino a noi, Giorgio Chinaglia con la sua casacca biancoceleste numero nove, Felice Pulici maglia grigia numero uno, Luciano Re Cecconi con un’inusuale maglia numero sei e il dieci il capitano di sempre Vincenzo D’Amico che giocavano a calcio su quel bel prato verde a poca distanza da noi tifosi.

Fu un pomeriggio di festa, di gioia, di lacrime e di abbracci. Fu un pomeriggio, uno dei tanti, vissuti con la nostra Lazio, con quegli eroi che ci fecero innamorare di un’ideale.

Fu un pomeriggio Laziale vissuto allo Stadio Flaminio a pochi passi dove sorgeva il Campo della Rondinella, dove avevano giocato Piola e Gradella!

Ben Sherman