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<< Indietro - Home - Civis Romanus sum - 29 Marzo 2017 alle 17:31

I cittadini dell'Urbe sotto le bombe

-.Bombardamento del 14 marzo 1944

Testimonianza di Armando Buratti, abitante nella scala A  del I lotto nel suo bellissimo scritto pieno di  ricordi d’infanzia  ”Il Professore”, edito per pochi amici ed intimi nel 1981:

“arrivato davanti a casa mi sentii agghiacciare il sangue. Il fabbricato era sventrato, la scala di accesso ai piani non esisteva più,un’intera ala era crollata, rimanevano monconi di muri da cui pendevano come drappi consunti i pavimenti, l’appartamento dove avevo abitato era aperto al cielo

piovigginoso di quella mattina di marzo, ne potevo vedere le pareti cilestrine, l’armadio grande era miracolosamente addossato a un muro come se vi fosse stato posto per scommessa e gli si apriva davanti un baratro di qualche metro,una persiana della camera da letto pendeva sbilenca e alla finestra c’erano ancora i panni che mia madre aveva steso come faceva spesso quando erano pochi per non andare in terrazza. Ero così frastornato che non mi accorsi che qualcuno mi tirava il braccio e mi diceva “sono tutti salvi! sono tutti salvi”. Era una donna del palazzo di fronte che ha vedermi così impietrito e pallido era scesa subito, dicendomi pure che i mie erano ospiti in casa di una famiglia del quartiere Italia dove mia madre aveva lavorato”.

-Bombardamento del 14 marzo 1944 ore 15.00

Testimonianza resa all’autore dell'articolo dalla signora Maria J. Tinari:

“Nel 1944 avevo 14 anni ed abitavo con i miei genitori in via Como, ricordo che quel giorno il 14 marzo mi ero recata a scuola in Via Dalmazia al turno di pomeriggio perché, la mattina le lezioni erano state sospese a causa dell’incursione aerea che aveva colpito il quartiere Italia e la stazione Tiburtina. Mio fratello maggiore Silvio Tinari di 29 anni  abitava vicino a noi con la moglie e i figli.

Militare, era stato in guerra sul fronte Greco-Albanese ed era in licenza a Roma per un mese quando, fu sorpreso dall’armistizio dell’ 8 settembre 1943, in seguito non si era più ripresentato.

Verso le 14.30 di quel giorno, ritenendosi erroneamente al sicuro dai bombardamenti per il fatto che difficilmente gli aerei americani tornavano nel pomeriggio a bissare le loro“gesta”, uscì di casa per andare a prendere delle sigarette allo spaccio militare di via Manin nella zona della Stazione Termini. Prese il tram numero 8 in via G.Battista Morgagni, erano le 15.15 e insieme all’ululato delle sirene d’allarme, arrivarono i bombardieri che sganciarono bombe e spezzoni su tutta la via centrando in pieno il tram e falciando tutti i passeggeri. Infatti il conducente fermata la vettura aveva fatto scendere tutti i passeggeri che scesi  si erano trovati allo scoperto. Ci fu riferito successivamente che, caduto all’altezza della clinica Ciancarelli, era stato colpito all’addome ad una gamba e mutilato di una mano. Fu soccorso da un sacerdote della chiesa dei 7 SS. Fondatori e trasportato proprio nella clinica suddetta,  medicato sommariamente  morì dopo circa mezzora senza aver ripreso conoscenza. Dato che gli furono sottratti il portafoglio e i documenti non fu riconosciuto subito, e venne messo fra i corpi degli sconosciuti. Messisi alla sua ricerca, papà e l’altro mio fratello trovarono il suo cappello sul marciapiede quasi all’incrocio con Via Regina Margherita, e girati tutti gli Ospedali della zona, le cliniche private e perfino i commissariati di Polizia, infine  lo trovarono  all’obitorio del cimitero Verano dopo due giorni poco prima che la salma venisse tumulata tra i caduti sconosciuti in una fossa comune.  Al tempo circolò  la voce che , avendo i Tedeschi nascosto nei sotterranei del Policlinico dei depositi di munizioni, su segnalazione di alcuni informatori gli Americani avevano bombardato il Policlinico e la vicina caserma Macao.”

Massimo Castelli