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<< Indietro - Home - Il regista - 05 Luglio 2017 alle 22:21

Aks Zly, la rivoluzione polacca

l'AKS Zly è una squadra deI quartiere Szmulki di Varsavia, situato sul lato destro del fiume Vistola per capire bene le origini di questo club vi diciamo che Zly significa cattivo  in polacco. Il suo stadio si trova accanto alla ultima stazione della linea del tram e, come se non bastasse, a prima vista è oscurata da un mulino di guerra abbandonato da anni. Insomma è facile intuire che non c'è posto migliore per questa nuova squadra alternativa.

"Noi siamo i 'cattivi', nel senso che non ci adattiamo, perché facciamo le cose in modo diverso", ha detto Janek Wąsiński, uno dei vecchi e conosciuti tifosi del club. Oggi l'AKS Zly è seguito da tifosi di varie età, che tifano in ogni partita una squadra che gioca in un campionato in cui la presenza di tifosi appassionati e rumorosi non è così usuale.

"Questo tipo di tifo non è usuale nelle serie inferiori. Spesso siamo arrivati ​​ a contare anche duecento o trecento tifosi a partita". Lo Zly gioca all’ottavo livello del calcio polacco ed è gestito dai suoi tifosi!

Tuttavia lo AKS Zly è un caso eccezionale in Polonia, ma questo club è parte di un fenomeno più complesso che si estende in tutta Europa. Sono già tante le squadre importanti in cui i loro tifosi sono coinvolti direttamente nella loro gestione. Spiegano i tifosi polacchi: "Ci sono molti uomini d’affari che comprano un club, lo usano come se fosse un giocattolo, e non si preoccupano i tifosi. Un esempio è quello di Vincent Tan, l'imprenditore malese che ha cambiato il colore della maglia del Cardiff City. I Bluebirds sono diventati i Redbirds anche se nel 2015, dopo una sollevazione di tutta la tifoseria, tornarono ad indossare la vecchia casacca blu”. Insomma solo i tifosi, spesso restano i soli custodi delle tradizioni del club.

L'origine di questo processo non è sempre identico. Può nascere dopo la scomparsa di un club storico, oppure per protestare contro un consiglio di amministrazione o un presidente, ricominciando da zero, come un nuovo club. Tuttavia, in entrambe le motivazioni ci sono diverse caratteristiche in comune. Soprattutto in termini di organizzazione e di filosofia: sono un modello inclusivo, i voti dei tifosi sono determinanti in tutte le decisioni importanti, il club vuole prendersi cura del settore giovanile e formare i giovani calciatori, ma soprattutto deve svolgere un lavoro sociale nella comunità di appartenenza rifiutando il calcio inteso solo come un business. Un ritorno alle origini quindi.

Tutto ha avuto inizio in Inghilterra nel 2005. I tifosi del Manchester United si schierarono contro la famiglia Glazer, i nuovi proprietari americani del club, e decisero di fondare l'FC United of Manchester. Questo fenomeno ha cominciato a crescere e attraversare le frontiere. In Francia, il 1871 FC Ménilmontant fu fondato nel 2014. E in Spagna troviamo addirittura quindici club gestiti dai tifosi, molti dei quali nati a causa di una situazione economica molto delicata, destinata al fallimento.

Come il caso del Salamanca che è nato dopo lo scioglimento della storica UD Salamanca: "La nostra storia inizia dall’aver vissuto una delle peggiori esperienze che possono capitare a un tifoso: la scomparsa della propria squadra calcio", ha scritto Nacho Sanchez, un tifoso socio del club. In un primo momento, hanno cercato altre alternative per salvare il club, ma questo ha finito per scomparire a causa dei problemi economici. La situazione era ormai al limite, un debito di circa venti milioni di euro, così hanno deciso di creare un nuovo club. Ma subito si vide fin dai primi giorni della sua nascita che il numero dei suoi tifosi era molto più alto rispetto a qualsiasi altra squadra militante nelle stesse categorie.

Il nuovo club ha ottenuto due promozioni consecutive, e nell’ultima stagione si è qualificato per i play off perdendo nel secondo turno.

Ma questo poco importa ad ogni latitudine, perché come hanno spiegato i tifosi polacchi “non tutti i club sono interessati a raggiungere il livello più alto del proprio sistema calcistico, ma piuttosto a non essere gestiti da chi non ha a cuore i propri tifosi e la propria comunità”.

Ben Sherman