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<< Indietro - Home - Calcio che passione - 10 Agosto 2017 alle 12:25

La rinascita del Leyton Orient

La vittoria di ieri contro il Solihull Moors a Brisbane Road potrebbe essere di buon auspicio per il ritorno a migliori livelli del povero Leyton Orient caduto in disgrazia e retrocesso fra i semiprofessionisti della National League al termine della scorsa stagione.

L’uomo della svolta si chiama Nigel Travis e il Leyton Orient è vivo grazie a lui e all’azione dei suoi tifosi. Il club dell’east end londinese era finito in stato di liquidazione lo scorso marzo a seguito del dissesto finanziario creato della gestione del magnate italiano Francesco Becchetti che tuttavia entro il 12 giugno è riuscito a pagare i creditori mantenendo aperta la finestra di cessione della società. L’inventario dei drammi ereditati era ingente. C'erano appena nove giocatori, il più anziano dei quali di 19 anni. Non c'era allenatore, visto che il rapporto con Omer Riza, il quinto manager sedutosi sulla panchina degli O’s durante il drammatico campionato di League Two, era in scadenza prevista. Non c'era staff medico e diversi impiegati se ne erano già andati. Il rinnovo degli abbonamenti è slittato di un mese così come l’inizio della preparazione della squadra ovviamente da ricostruire partendo quasi da zero. Travis, tuttavia, si è detto entusiasta di aver contribuito a salvare questa istituzione sportiva vecchia di 136 anni; Il secondo club più antico di Londra dietro al Fulham.

A Leyton (quartiere di Waltham Forest) ci si arriva con la Central Line; caseggiati di edilizia popolare incorniciano un paesaggio urbano frammentato dove spuntano discount, fast-food e takeaway indiani. Qui si calpesta una Londra reale e se siete alla ricerca di un affitto a prezzo modesto potreste anche realizzare un buon affare. Una zona dal passato decisamente povero fatto di mescolanze etniche contrastanti, culture alternative ed esperimenti musicali. Come quello del poeta giamaicano Oku Onuora che nel 1978 coniò il termine “dub Poetry” per identificare lo stile unico che coniugava la poesia del suo paese al ritmo reggae. E l’8 aprile di quell’anno sulle gradinate di Stamford Bridge fra la gente che aveva accompagnato l’Orient alla sua prima semifinale di FA Cup, forse si cantava “Dread beat an’ blood”. Quel giorno grigiastro di primavera c’erano 49698 spettatori per assistere alla sfida fra gli O’s e i favoriti d’obbligo dell’Arsenal. Il capitano dei rossi del Brisbane era Phil Hoadley alla sua ultima stagione con la splendida maglia recante le due leggendarie viverne, o dragoni, custodi del Tamigi. Insieme a lui, l’altra bandiera, l’attaccante dalla chioma biondissima Peter Kitchen. Quell’Orient che ancora non si chiamava Leyton ma neanche più Clapton come nel 1898, fece innamorare tanta gente nella sua avventura di coppa pilotato da Jimmy Bloomfield, altro londinese, nativo di Notting Hill, tornato dopo una parentesi di sei anni al Leicester City.

Se vogliamo fare un passo indietro nella storia di questo club senza perderci troppo nelle nebbie della fondazione e degli spostamenti logistici va ricordato che le prime tracce del Leyton Orient risalgono al 1881 quando i membri del Glyn Cricket Club formarono una squadra di calcio con lo scopo ormai consolidato in Inghilterra di mantenersi in forma nei mesi invernali. Sette anni dopo su suggerimento di un giocatore che lavorava nella compagnia di navigazione "Orient Schipping", il gruppo chiamato Eagle Cricket verra' battezzato Orient. Nel 1898 nel tentativo di guadagnarsi le simpatie locali ecco la furbesca trovata di proclamarsi Clapton Orient. Questo fino al 1937 quando si spostarono nella loro attuale sede di Brisbane Road a Leyton, ma sarà solo dopo la seconda guerra mondiale che diventerà definitivamente Leyton Orient.

Vuoi l’emozione, vuoi che quell’Arsenal era davvero troppo forte per i ragazzi di Bloomfield, la partita non ebbe troppa storia se si esclude qualche pallida recriminazione. Dopo appena un quarto d’ora “SuperMac” aveva già colpito due volte, poi Graham Rix chiuse l’incontro e l’avventura dell’Orient.

Tornando alla stagione appena iniziata il nuovo corso riparte dal manager Steve Davies e dalle firme importanti di Charlie Lee, David Mooney, George Elokobi, Jobi Mc Anuff e Macauley Bonne. E allora staremo a vedere, sperando che i 4 condomini costruiti agli angoli dello stadio possano vedere risorgere il club delle Viverne e non solo degli affaccendati inquilini intenti a tirar su per le scale le borse della spesa..

Simone Galeotti