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<< Indietro - Home - Il regista - 30 Ottobre 2017 alle 19:24

Bisogna essere sfortunati nella sfortuna

"The Full Monty" è stato un esempio efficace. Quando l'industria siderurgica inglese entrò in crisi licenziando oltre quarantamila operai solo una piccola parte di loro ritrovò un altro impiego. Il resto viveva di sussidio e di lavori improvvisati, più o meno strampalati, proprio come quello dello “striptease” ideato dal suddetto film. Gaz, uno dei protagonisti, se ne andava in giro con la maglia dello Sheffield United. Una scelta non casuale. Il vero disoccupato di Sheffield tifa per le Blades. Perché bisogna essere sfortunati nella sfortuna. Lo United, fondato nel 1889, ha una sala dei trofei oramai piuttosto datata. Certo, dalle parti di Bramall Lane possono vantarsi di essere stati i primi nel mondo ad aver coniugato il suffisso “United” con il nome della città e di giocare dentro l’impianto più antico ancora in uso nel calcio. Fino a poco tempo fa il sillogismo sulle blades (ndr: le due sciabole incrociate sul logo vennero introdotte nel 1977 dal manager Jimmy Sirrel e disegnate dall’ex giocatore Jimmy Hagan) si riduceva a queste considerazioni piombando poi nel romanticismo più stretto facendo riferimento al fatto che forse non esiste niente di più affascinante dell’essere incompiuti, del perdere sempre e del non arrivare mai smarrendosi in sogni impossibili. Insomma in teoria, in mera teoria, appare un sentimento puro, onesto. Tuttavia il ragionamento nelle ultime stagioni si sta gradatamente modificando. Dopo la promozione in Championship lo Sheffield United del tecnico Chris Walder sta capeggiando il torneo cadetto provando a puntare un ritorno in Premier a distanza di undici anni. Chissà, se le cose andranno nel verso giusto al celebre Shiregreen potrebbero anche invitare la squadra per un nuovo spogliarello epico. Per la colonna sonora andrà ancora benissimo quella di Joe Cocker: You Can Leave Your Hat On. E allora dai Gaz, convinci pel di carota Lomper ad aspettare un pò prima di suicidarsi sulla collina di Bardwell Road.

Simone Galeotti