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<< Indietro - Home - Cronache anglosassoni - 25 Aprile 2018 alle 06:51

"Arsenal" Wenger

E' il 20 aprile 2018, dalle parti del Nord di Londra sta per andare in scena una delle consuete conferenze stampa prima del, solito, weekend di football. In casa Arsenal, però, si respira un'aria strana da giorni. Molti tabloid sportivi lanciano come una sorta di “premonizione” dove, quel venerdì 20 aprile, ci sarà una comunicazione, oserei dire, STORICA.

Ebbene, venerdì scorso, il mondo del calcio si fermato per un momento, come se stesse assistendo ad un evento soprannaturale. Lo storico allenatore dell'Arsenal, Arsenè Wenger, al termine della stagione 2017/2018 lascerà la panchina dei Gunners dopo 22 anni come manager del club londinese.

Su queste righe che scriverò non riporterò più di tanto le gesta di Arsenè come allenatore dell'Arsenal. E' palese quello che ha fatto con i Gunners. No, in questo articolo racconterò chi è stato per me Wenger e cosa ha rappresentato.

All'età di 8 anni circa, iniziai ad avere un forte interesse per il calcio d'oltremanica. Oltre ad essere stato sempre tifoso di una nota squadra romana, il mio sguardo (forse anche un po' il mio cuore) hanno sempre guardato verso il Nord d'Europa, verso la “Terra d'Albione”. Fin dall'inizio furono due i club che mi catturarono particolarmente. Il primo, in ordine cronologico, fu il Manchester United, il secondo...l'Arsenal.

Fin da subito vidi lo splendido gioco che esprimevano i “Cannonieri” del Nord di Londra sia tra le mura amiche, all'epoca vi era ancora il leggendario Highbury, sia in trasferta. Quella squadra vantava calciatori del calibro di Vieira, Pires, Wiltord, Ljungberg, David Seaman tra i pali, Tony Adams, Bergkamp ed ovviamente un certo Thierry Henry. Quella rosa era un perfetta macchina da battaglia amalgamata a più non posso ed il merito di tutto questo fu proprio del loro Manager Wenger.

Arsenè Wenger viveva in modo viscerale quell'Arsenal che, vederlo giocare, era una delizia per gli occhi per tutti gli appassionati.

Nel 1996, il francese Wenger (nato a Strasburgo), arriva nel prestigioso club inglese dopo un'esperienza in Giappone come allenatore. Fin da subito mostra di avere la personalità giusta per riformare un Arsenal che veniva da un dodicesimo e quinto posto nelle stagioni precedenti al suo approdo. I Gunners, nel 1992, non erano come li conosciamo noi. Il club si trovava in una complicata situazione economica e non aveva nemmeno un centro di allenamento, che all’epoca condivideva con una squadra universitaria.

Anche circa il piano di lavoro per i suoi uomini, Wenger ha sempre mirato alla “perfezione totale”. Si dice infatti che egli abbia introdotto metodi di lavoro innovativi dove erano previste diete, attività secondarie, preparazione atletiche specifiche e la ricerca di uno stile di gioco intenso, veloce e ben organizzato in un calcio, quello inglese, ritenuto all'epoca inferiore a quello giocato negli altri paesi europei.

Quando la dirigenza dell’Arsenal annunciò il suo approdo, in molti si chiesero chi fosse Wenger. Non ci volle molto a capirlo.

I primi risultati iniziarono a vedersi e, nella stagione 1997/98, arrivò la vittoria in Premier League ed FA Cup. Da lì seguirono tanti altri grandi successi come le due Community Shield nel 1998 e nel 1999. Nel 2001/02 arrivò un'altra Premier League per l'Arsenal di Wenger accompagnata, ancora una volta, da un'altra FA Cup e, in agosto, da un'altra Community Shield.

La vera MAGIA, però, avvenne nella stagione 2003/04 dove, i “Cannonieri londinesi”, vinsero la Premier League. Dov'è la magia? QUELL'ARSENAL NON PERSE NESSUNA PARTITA IN QUEL CAMPIONATO. Senza soffermarsi sul fatto che fosse il miglior attacco, la miglior difesa e la squadra con la miglior differenza reti.

Intanto, Wenger, ebbe anche il piacere di essere insignito dell'onorificenza di “Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico”.

La stagione 2003/04 rimane uno dei più bei ricordi per i tifosi dei Gunners.

Forse, però, l'ultima grande impresa fu quella nella Champions League stagione 2005/06. Dopo un cammino stratosferico nella Coppa dei Campioni, l'Arsenal cadde nella finalissima contro il Barcellona. Peccato, in quella partita speravo nella storica impresa della “banda Wenger”.

Da quella stagione in poi, purtroppo, l'Arsenal non riuscì più ad alzare una Premier League o ad imporsi in Europa.

Nonostante i trofei continuano ad arrivare tra FA Cup e Community Shield, i tifosi iniziano ad avvertire un senso di malessere dovuto, forse al fatto che i Gunners non sono più quella perfetta macchina ben oliata a dovere da Wenger. Ai tifosi dei Guinners la FA Cup inizia ad andare leggermente stretta e certe scelte di mercato vengono duramente contestate.

Quando partì la contestazione verso Wenger, ammetto che ne rimasi turbato. Come si poteva contestare chi ha reso l'Arsenal (per come lo conosciamo oggi) uno dei club d'élite in tutto il mondo? Come si può toccare un intoccabile come Wenger?

Sono sempre del parere che lo cose se non le vivi da vicino non lo potrai mai realmente capire.

Forse, però, un giorno capii cosa succedeva realmente.

Era il 15 febbraio 2017, l'Arsenal si trovava a Monaco per la sfida contro il Bayern valevole per il passaggio quarti di finale di CL. Quella sera i Gunners non scesero mai in campo e subirono una terribile imbarcata per 5-1. Il 7 marzo 2017, i tifosi, sperando in una storica rimonta tra le mura amiche dell'Emirates Stadium, masticarono ancora amaro incassando un altro 1-5. Ricordo che vidi sia l'andata che il ritorno di quella partita. Ricordo che in quel momento mi sentivo, forse, un tifoso dell'Arsenal anche io. Afflitto, colpito ed affondato.

A quel punto capii che forse era davvero il momento dei saluti, nonostante davvero non riuscivo ad immaginare un eventuale Arsenal senza Wenger in panchina.

Purtroppo i cicli, o meglio le ere è il caso di dire, prima o poi terminano così come è stato nel maggio del 2013 quando Sir Alex Ferguson lasciò la panchina del Man United dopo ben ventisette anni.

Wenger e Ferguson: il più delle volte nemici sul campo pronti sempre a difendere i loro ragazzi davanti ad ogni insidia, ma rispettosi (forse qualche volta no) l'uno dell'altro. Comunque sia due”cavalli di razza” che sono riusciti a farmi appassionare al calcio britannico alla tenera età di 7-8 anni. Forse, oggi, è grazie a loro due che sono un fanatico del football anglosassone.

Tornando a Wenger, devo, forse, ancora capire quello che venerdì ho letto ed ascoltato. Un Gentleman che ha rivoluzionato un club leggendario come l'Arsenal importando innovazione ed imponendo la sua idea di calcio che, come si nota, è stato fonte d'ispirazione non solo in Inghilterra. L'attuale allenatore del Liverpool, Klopp, lo ha definito “un influencer” del calcio moderno. In effetti è così, Arsenè Wenger, che porta il suo nome di battesimo simile al suo Arsenal, ha saputo influenzare tanto con il suo “modus operandi” tutto il calcio per come lo conosciamo oggi e sia lui che Ferguson rientrano nella Hall of Fame di coloro che hanno lasciato un segno indelebile in tutti gli appassionati con una piccola differenza tra i due. Lo scozzese ha lasciato la panchina dei Red Devils con l'ennesima vittoria della Premier League, il francese è ancora in corsa per un ambitissimo trofeo ma, purtroppo, per il momento, su di lui grava una contestazione da qualche anno. Speriamo che un VINCENTE DI NATURA, come Wenger possa andarsene, ancora una volta, da VINCENTE.  

“Solo chi non fa non sbaglia. Perciò dobbiamo imparare ad amare l'errore, se vogliamo evolvere. Sette volte cadi, otto volte rialzati”.

Damiano Francesconi