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<< Indietro - Home - Tribuna Tevere il Sodalizio - 28 Aprile 2019 alle 10:45

UNO SGUARDO IN GERMANIA....

La popolazione tedesca è spesso considerata come lo stereotipo della società civile, in cui vigono regole rigide che ogni cittadino tende a rispettare per far in modo che si possa vivere in un paese pulito, onesto e in cui i servizi funzionano meravigliosamente. Eppure, proprio la Germania, sta dando luce ad un nuovo modello ultras, ormai eccessivamente represso dalle nostre parti, prendendo come esempio i gruppi storici del tifo italiano. Un movimento ribellistico, non conforme ai classici schemi sociali, che sta attirando un numero sempre maggiore di giovani militanti, creando un ambiente caldo, stadi pieni e tifo espresso liberamente prima, durante e dopo la partita. Per rendersi effettivamente conto di quanto detto, può semplicemente bastare farsi un giro nelle città tedesche in cui il calcio è maggiormente seguito (Düsseldorf, Berlino, Colonia, Amburgo, Dortmund ecc.), per notare una miriade di adesivi, graffiti, bandiere sui balconi, ed altri elementi che fanno ben intendere quanto sia organizzato il mondo del tifo tedesco. Nulla che in Italia non si sia già visto, anzi, come già riportato, è stato preso un grande spunto dalle curve italiane, ma nonostante ciò, attualmente la Germania consente di respirare l’aria di un calcio libero, in cui la fantasia del tifoso organizzato supera ogni forma di restrizione imposta dalla polizia e va oltre agli interessi economici della Federazione (DFB). Sono numerose, infatti, le proteste nei confronti della stessa DFB, condotte costantemente ogni weekend attraverso l’uso di materiale pirotecnico, striscioni e cori; il più famoso viene cantato da quasi tutte le curve e riprende il ritmo del celebre “shala la la la la la oh Rosenborg” (rimodellato da tante tifoserie in tutta Europa), cambiando le parole con “schei DFB!”, ovvero “DFB merda!”. Negli ultimi anni, le curve tedesche hanno messo in atto concrete manifestazioni di dissenso nei confronti della federazione, come quella organizzata durante il match, giocato di lunedì sera, Fortuna Düsseldorf-Eintracht Frankfurt, in cui i tifosi ospiti sono entrati in maniera compatta nel loro settore, al seguito del lancio di un forte petardo, accendendo alcune torce ed attaccando successivamente uno striscione sulla balaustra che recitava la scritta “DFB Korrupte Bastarde”. Stesso atteggiamento assunto dai tifosi di casa, sul cui striscione è apparsa la scritta “Samstag 15:30!”, ovvero “Sabato alle 15:30!”, il tutto per manifestare la stretta volontà degli ultras di giocare le partite esclusivamente in quell’orario, in quanto il Monday  Night viene ritenuto un’offesa al tifo ed un esclusivo interesse delle Pay TV. Recentemente, gli stessi ultras di Francoforte hanno lanciato una mole di piccole uova di Pasqua gommose sul terreno di gioco, poco prima del fischio di inizio del match tra il Wolfsburg e l’Eintracht (giocato il lunedì di Pasquetta), rimosse con pazienza da addetti ai lavori e giocatori di entrambe le squadre. Situazione analoga a quella accaduta un anno prima in una partita contro il RB Lipsia (la squadra più odiata di Germania a causa dell’acquisizione del club da parte della Red Bull, che ne ha cambiato nome e logo), in cui sono state tirate in campo numerose palle da tennis. Queste, insieme ad altre proteste intraprese da altrettante curve (come il promesso boicottaggio della Gelbe Wand, il muro giallo di Dortmund, dei posticipi del lunedì), hanno portato la Federazione calcistica tedesca ad abolire le partite il lunedì, dalla stagione 2020/2021. Un’intesa tra gruppi organizzati che supera le rivalità, alimentando odio verso i nemici comuni (polizia ed organi amministrativi), non è casuale, infatti, lo striscione di solidarietà nei confronti dei nemici di Francoforte da parte degli Ultras Dynamo (Dresda), in cui venivano riportate le seguenti parole: “se qualcuno distruggerà Francoforte, saremo noi! Peter Beuth sei un figlio di puttana!”, riferendosi agli episodi avvenuti prima della gara di Europa League tra Eintracht e Shaktar Donetsk, in cui la polizia è arrivata a ridosso della curva di casa, prelevando uno striscione di protesta nei confronti di Peter Beuth (ministro degli interni dell’Assia, stato federale tedesco) e manganellando chi ha tentato di riprenderselo. Anche sul lato “romantico”, la scena è pienamente in mano agli ultras, supportati da gruppi più piccoli di hooligans. È importante marcare la divisione tra queste sezioni di tifo, in quanto l’hooligans moderno, talvolta, non è un vero e proprio tifoso, anzi, sono numerosi i casi in cui non si reca allo stadio con frequenza, o comunque non sempre si posiziona in curva con gli ultras, ma si limita a difendere i suoi colori, attraverso appuntamenti organizzati in luoghi distanti da ogni tipo di controllo. Risulta, dunque,  essere un atteggiamento tutt’altro che spontaneo, più simile ad un incontro di MMA tra gruppi che vanno generalmente dalle 5 alle 30 unità per parte, piuttosto che una rissa. Tra l’altro, questi combattimenti, vengono organizzati spesso tra hooligans di squadre che in campo non si sono mai affrontate, poiché appartenenti a campionati o categorie diverse. Recentemente ha fatto grande notizia lo “scambio di coccole” tra i bavaresi del Bayern ed i supporters del Wolfsburg, avvenuto in pieno centro abitato, che ha coinvolto circa una cinquantina di ultras ed hooligans per schieramento. Altri episodi degni di nota sono da segnalare nella città portuale di Amburgo, in cui 30 fans del Magdeburgo si sono presentati poco prima del fischio d’inizio del match sotto la Nord Tribüne dei padroni di casa e la marcia di circa 60 hooligans del Sankt Pauli sulla Reeperbahn (strada principale del quartiere a luci rosse della città) in cerca di un contatto con i rivali cittadini dell’HSV(Hamburger Sport-Verein), nella notte antecedente al derby, in risposta all’azione reciproca attuata dagli hooligans dell’Amburgo, prima del derby di andata. Spedizioni punitive che avvengono spesso e volentieri anche in serie minori come la Zweite Liga (serie B), la Dritte Liga (serie C) o la Regionalliga (Serie D), in cui gruppi di hooligans si aggirano senza scorta per la città nemica alla ricerca dei rivali, gesta che, attualmente, nel nostro paese non siamo abituati a vivere. Così come, nelle serie minori, non siamo abituati a vedere stadi con numeri di presenze e di abbonamenti che superano le 25.000 unità, come nel caso di Colonia (49.519 di media), Amburgo (48.613 di media), Dresda (28.133 di media), Sankt Pauli (29.519 di media), tutte squadre militanti nella seconda divisione, ma anche partite singole della terza divisione come il match di esordio in Dritte Liga dell’appena retrocesso Kaiserslautern contro il Monaco 1860, in cui gli spettatori sono stati ben 41.324. E così come non siamo abituati ad usufruire di stadi con settori in cui la partita può essere vista solamente in piedi (Standing Areas), simili alle vecchie Terraces inglesi, come nel caso del Westfalenstadion di Dortmund, Veltins Arena di Gelsenkirchen e lo Stadion An der Alten Försterei dell’Union Berlino, in quest’ultimo i seggiolini sono stati montati solamente nella tribuna centrale. Tutelare l’interesse dell’appassionato è un obiettivo che le società tedesche, o quantomeno la maggior parte, si pongono, il parere del tifoso è posto al centro di un sistema calcistico ben progettato, passo che sarebbe fondamentale fare anche in Italia, per far in modo che lo stadio possa essere un concreto luogo di aggregazione sociale, in cui il tifoso possa sentirsi affiliato ad un grande contesto, che si aliena dai risultati emessi dal campo, senza sentirsi un semplice cliente. 

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