Attenzione!Il tuo browser non rispetta gli standard richiesti da www.sodaliziolazio.com.

È neccessario aggiornare il browser.

<< Indietro - Home - Vecchi spalti - 18 Ottobre 2019 alle 15:19

Ricordi di gioventu'

E’ difficile tornare indietro con il pensiero, trentadue anni sono tanti per riavvolgere il nastro. Di tempo ne è passato tanto. La Lazio veleggiava in serie B. Eppure, anche a distanza di anni, improvvisamente, tutto si fa nitido. Ricordo la settimana prima, avvertiti da una telefonata. “Domenica lo striscione sul muretto centrale non sarà Viking”. “Come no?. “No, dice che c’è un gruppo nuovo, si chiama.. Irriducibili”. “E il Tassinaro  che dice?”. “No, dice che è d’accordo”. Il tam tam fa il giro di Roma. Noi, che stiamo nei Viking, non siamo entusiasti di togliere lo striscione, in verità. Aspettiamo di capire meglio. Arriviamo allo stadio. Un megafono rosso, i primi cori. Siamo pochi, ma non ci sono critiche o atteggiamenti distruttivi. Gli striscioni tradizionali, Viking e Ultras ’74, vengono messi sul muretto lato Monte Mario, a ribadire quella che pomposamente è chiamata “Lega Ultras”. Invece, “Irriducibili” troneggia al centro della curva. Nove metri, nemmeno. Una sfida. Come dire, non è la lunghezza dello striscione che fa il gruppo. E nessuna sezione. Nè allora, agli esordi, né poi. Una settimana dopo andiamo a Piacenza. In treno, appuntamento a Termini la sera prima. Se quelli del Portsmouth si chiamavano 6.57 dall’orario del treno per Londra, noi eravamo i “22.30 Termini”. Arriviamo a Piacenza all’alba, nebbia, freddo, tutto quello che puoi immaginarti al Nord. Ore in giro, i lampeggianti blu in lontananza. Sul treno un centinaio di persone. Comincia il proselitismo. C’è un nome da dar loro, finalmente. E un’identità. Sono i “reietti” della tifoseria laziale. Quelli del treno, buoni solo quando servono. Nelle trasferte per duri. Ma non sono tifosi a comando. Anzi, ci sono sempre. Nelle trasferte dure e in quelle morbide. Avvicinarli non è difficile. Convincerli ancora meno. La domenica sono tutti sul muretto. Sventolano delle bandiere a scacchi artigianali. La prima scenografia degli Irriducibili. Non vogliamo stupire nessuno, solo dimostrare che si può fare uno spettacolo anche se non è il giorno del derby. Poche domeniche e siamo tanti. Il muretto centrale non basta più, i più giovani vengono dirottati sul quello laterale. Il tifo è a due voci, ma la nostra si fa sentire nonostante i tanti ragazzi che ancora affollano il quadrato degli Eagles’ Supporters. Qualcuno di loro passa con noi, rompendo gli argini, poi sono sempre di più. Alla fine è un esodo. Siamo sempre più forti, in casa, ma soprattutto lo siamo in trasferta. Lì non c’è partita con gli “altri”. Il gruppo del treno, disgregato, disorganizzato, ha trovato compattezza. Sfila in corteo, massiccio, senza sbavature, senza cedere a tentazioni antiche verso vetrine, macchine, passanti. I pullman storici, dei Lazio club, si svuotano. Il treno, invece, si affolla, anche se le Ferrovie non si arricchiscono. Le sciarpe, nel caratteristico disegno “popular”, a righe verticali, sono ricercate quanto introvabili. Le rifacciamo, poi per rifacciamo ancora, e ancora, fino a che cambiamo disegno, virando sul ”jacquard”. Tutte cose mai viste, in curva Nord. I cori, le scarpe, gli adesivi, lo stile, i treni, i cortei, poi anche la fanzine, che arriva l’anno dopo. Mr. Enrich from England. E’ una rivoluzione in tempo di pace. Da allora, il pubblico laziale cambiò pelle. Era il 18 ottobre del 1987. All’Olimpico si giocava Lazio-Padova.

 

Il dr. Enrico