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<< Indietro - Home - Tribuna Tevere il Sodalizio - 27 Ottobre 2019 alle 09:13

Trasferta in terra Scozzese

Quando, dall'urna e'stata estratta la pallina con il nome Celtic, tutti quanti abbiamo esultato. Non per la qualita' tecnica dell’avversario, ma per la possibilita' di andare a giocare in uno degli stadi più belli che ci sono.

Non è semplice, dalla Puglia, raggiungere la città scozzese: aerei, coincidenze e ritardi accompagnano il nostro viaggio, ma alla fine arriviamo a destinazione.

Glasgow si presenta come qualsiasi altra città britannica: pioggia e tempo grigio fanno da contorno al nostro arrivo il mercoledì sera.

L'ansia prepartita ci fa passare una notte in bianco, impossibile dormire.

Giovedi mattina usciamo dall'hotel con la sciarpa al collo e la pezza nello zaino, senza curarci degli allarmanti bollettini pregara. Incontriamo tanti Laziali, ci salutiamo, ci diamo appuntamento alle 5 al Merchant Square con un forza Lazio.

I tifosi del Celtic ci scherniscono e ci sfottono, ma nessun incontro ravvicinato che ci abbia fatto temere per la nostra incolumità.

Arriviamo al luogo dell'incontro alle 4, si vedono pochi Laziali ancora.
Ci chiediamo dove sono i 1500 Laziali che hanno acquistato il biglietto per la trasferta.
A poco a poco la zona si riempie, si odono i cori in lontananza, arrivano gli Irriducibili: aprite le porte

che passano i biancoblu, l'inno della Lazio, Celtic vaffanculo e altri cori accompagnano gli oltre 5 km di corteo fino allo stadio.

I pochi tifosi del Celtic incrociato sul cammino si limitano a qualche gestaccio, ma nessuno osa avvicinarsi al corteo. Gli scozzesi con la maglia dei Rangers, invece, ci danno supporto con un Forza Lazio e fuck Celtic.

Arriviamo all'esterno allo stadio, moderno e bellissimo, con tante gigantografie raffiguranti i momenti più importanti della storia del Celtic. Entriamo. Il settore destinato ai Laziali è pieno in ogni angolo. Ci sono anche parecchi Sodali romani.

Il Celtic Park è spettacolare: gli spalti a ridosso del campo da gioco, non ci sono recinzioni e i seggiolino riprendono i colori sociali della squadra di casa.

In Italia, strutture del genere, sembrano utopiche.
Lo stadio stenta a riempirsi, mancano solo 20 minuti alla gara, tanti posti sono ancora vuoti.

I Laziali si organizzano , i vessilli biancocelesti sono pronti a svettare nel settore ospiti e i cori si sentono

forti e distinti.
La bandiera di Diabolik sarà sventolata per tutta la gara.

Mancano pochissimi minuti, i supporter del Celtic lanciano cori di scherno nei nostri confronti, ma quando parte you'll never walk alone, le sciarpe biancoverdi si alzano al cielo e tutto lo stadio è unito nel cantare l'inno.

Finisce l'inno e le Green Brigate fanno partire la loro coreografia: la scritta brigata verde e una stella a 5 punte di colore bianco su sfondo verde.

Poi bandiere rosse e antifasciste, una bandiera di Che Guevara.
Tutto potevamo aspettarci, ma mai una caduta di stile Di questo genere.
I battimano sovrastati dal rumore di un tamburo e nessun coro degno di nota.
I tifosi dei Leoni di Lisbona hanno iniziato male, ma il peggio deve ancora arrivare.

La Lazio non gioca un ottimo calcio, ma trova il vantaggio con Lazzari che purtroppo non viene a festeggiare sotto il nostro settore.

Intanto i Laziali danno lezioni di tifo: cantiamo a squarciagola e alla fine del primo tempo la nostra voce è già sparita.

Nel secondo tempo e la Lazio in campo è più arrembante: sfiora per 2 volte il raddoppio, il gioco è più bello e divertente.

Sugli spalti lo spettacolo offerto dai tifosi del Celtic sfiora l'imbarazzante: uno striscione con la scritta vaffanculo Lazio campeggia sulle green brigate, 2 bandiere nere e qualche pezza scritta con la bomboletta con la scritta fuck Lazio accompagnano la scritta, una bandiera con l'immagine di Mussolinia testa in giù e la dicitura Follow Your Leader (segui il tuo leader) fa da cornice al catastrofico tifo di casa.

La partita la vincerà il Celtic, perché 2 disattenzioni difensive ci condannano.

Ma la vera Delusione è data dai tifosi avversari: un tentativo grottesco di provoazione politica e nulla più. Non era quello che ci aspettavamo.

Che fine hanno fatto i leoni di lisbona?
Chi abbiamo mitizzato fino ad oggi?
Non ci son risposte esaudienti a queste domande, solo tanta tristezza.

Usciamo dallo stadio e riprendiamo il cammino fino al Merchant square; nessuno scozzese nelle vicinanze.

Intanto dall'Italia, dove ormai è scoccata la mezzanotte, arrivano parole di condanna per il corteo fatto

dai Laziali verso lo stadio.
Siamo abituati a tutto ciò, non siamo sorpresi, siamo semplicemente Laziali.
Appuntamento domenica sera a Firenze, saremo presenti anche lì, pronti a subire le prossime critiche di

giornalisti e stampa buonista. 

Antonio D'Amico Sodalizio Apulia